La pubblicità dell’alcol in TV: i dati del report 2010

Fonte: Giornalistinellerba.org 30 giugno 2011

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)

“In tivù pubblicità di alcolici per bambini e ragazzi”
L’Osservatorio regionale Alcol e Pubblicità ha diffuso ieri i dati del report 2010 sulle pubblicità di bevande alcoliche, rispetto alle leggi vigenti, ma anche rispetto ai contenuti dei messaggi e a come questi vengono recepiti e contribuiscono a modificare la rappresentazione sociale e culturale delle bevande alcoliche. “Uno dei maggiori ostacoli ad una reale presa di coscienza sociale del rischio connesso all’uso eccessivo di alcolici è rappresentato dal fatto che questa sostanza, diversamente dalle altre sostanze psicoattive, costituisce un elemento comune della cultura italiana, presente sulle tavole quotidianamente. In quanto tale, l’alcol è ampiamente rappresentato nel panorama pubblicitario italiano e come ogni altro prodotto pubblicizzato viene proposto facendo leva su sensazioni e valori accattivanti”, è stato spiegato alla conferenza stampa di presentazione del report, il 28 giugno alla Regione Lazio. I riscontri di un anno di lavoro dell'”Osservatorio Alcol e Pubblicità” confermano drammaticamente le numerose violazioni alle normative vigenti a carico delle tre Reti Rai, delle tre Reti Mediaset e de La7 e come la continua pressione pubblicitaria televisiva di bevande alcoliche sia subita quotidianamente anche da bambini e adolescenti”.
Il progetto “Osservatorio Nazionale Alcol e Pubblicità”, realizzato dal Centro di Riferimento Alcologico Regione Lazio, in collaborazione con l’Assessorato Politiche per la casa della Regione Lazio, ha prodotto nel 2010 le seguenti analisi:
1) Indagine relativa alla pubblicità degli alcolici sulle principali reti televisive nazionali (RAI, Mediaset, La 7);
2) Indagine conoscitiva sul consumo di alcolici e sulle conoscenze relative ai danni alcol-correlati;
3) Analisi psico-sociale del contenuto degli spot sull’alcol;
4) Analisi semiotico-testuale sulla pubblicità delle bevande alcoliche.
Risultati dell’indagine sulla pubblicità degli alcolici in tv 
Il numero totale degli spot andati in onda nelle 13 settimane considerate (1 settimana al mese random) sulle tre reti nazionali è stato di 187.040 (in media 2.055 spot al giorno, per un totale di oltre 750mila spot l’anno).
Di questi, il 3.2% (24.000 circa l’anno) ha avuto come contenuto la sponsorizzazione di bevande alcoliche (fig. 1). Nel periodo considerato, sono stati oltre 42 milioni gli italiani che, per almeno 1 minuto, si sono esposti a spot promozionali sugli alcolici (10 spot al giorno circa).
A fronte dell’11% di spot sugli alcolici mandati in onda dalle reti Rai, sia le reti Mediaset che La 7 detengono una fetta considerevole delmercato delle pubblicità di alcolici (nel complesso il 90% circa).
Ben il 76% dei soggetti tra i 4 ed i 7 anni è stato esposto a spot sull’alcol con una frequenza media di 13 spot (circa uno spot al giorno). Inoltre, circa il 90% della popolazione italiana tra gli 8 ed i 14 anni ha visto in media circa 16 spot sull’alcol (poco più di uno spot al giorno). Si consideri che, per legge, la fascia di età 0-15 anni andrebbe protetta dall’esposizione agli spot sull’alcol.
La maggior parte degli spot (41,7%) si concentra tra le 19:00 e le 24:00. La fascia oraria 16:00 – 19:00 che, per Legge, dovrebbe non essere permessa alla pubblicità di alcolici, ha invece mostrato la presenza, sia pur minima, di infrazioni alla norma (1,1%). Rai, Mediaset e La 7 sono infatti incorse, in almeno 29 occasioni, in palese infrazione di tale norma (infrazioni commesse dalla RAI: 9).
Indagine conoscitiva sul consumo di alcolici e sulle conoscenze relative ai danni alcol-correlati
Il 17.2% dei soggetti intervistati (27.8% maschi e 13% femmine) (fig. 2), ha dichiarato di consumare quantità medie giornaliere di alcol considerate a rischio per la salute.
Sono soprattutto i soggetti tra i 51 ed i 60 anni ad abusare di più (31.4%), insieme a quelli dai 41 ai 50 anni (25%). Nella classe di età più giovane (18-30 anni), abusa circa il 17% degli intervistati, il che rappresenta un dato decisamente negativo.
Solo il 25% circa degli intervistati (32% femmine vs. 17,1% maschi) ha affermato che l’abuso di alcol determina “sempre” problemi di salute, mentre il 72% ha risposto “qualche volta” (66.5% F vs 78% M). I soggetti hanno quindi la percezione che, se non si abusi nella quantità, l’ alcol non possa far male, non tenendo conto delle personali condizioni del soggetto (patologie, uso di farmaci, gravidanza, ecc.).
Tra coloro che affermano che l’alcol non faccia “mai” male, sono di più i giovani tra i 18 ed i 30 anni, anche se con il solo 4% circa.
La maggioranza degli intervistati ha dichiarato la presenza di effetti positivi legati all’uso di alcol “si, qualche volta” nel 42% dei casi circa, “si sempre” nel 4.9%, “mai” nel 47.7% dei casi (totale “si, qualche volta” e “si sempre”: 46.9%).
Il 18.6% circa ha affermato che l’alcol presenta effetti positivi sul cuore e sul circolo. Un 16.6% ha indicato altri effetti positivi sul fisico (soprattutto digestivo – 11% – ma anche antiossidante, anti-ipertensivo, ecc.), mentre il 61.2% generici effetti positivi sullo stato d’animo (disinibente, euforico, rilassante, ecc.).
Il 61% circa degli intervistati ( 70,2% F vs. 50,9% M) ha risposto positivamente alla domanda: “Secondo Lei l’uso dell’alcol in gravidanza può arrecare danni al bambino?”, anche se, ad indicare la FASD come patologia specifica causata dal consumo di alcol in gravidanza è stato solo l’1.8% degli intervistati. 
Alla domanda: “Secondo Lei c’è una quantità minima di alcol che una donna in gravidanza può comunque bere senza rischi?”, le donne hanno risposto di si per il 36,5%. Queste donne, presumibilmente, assumerebbero alcol in gravidanza, a meno che non ricevano diverse indicazioni dal proprio ginecologo. Il dato purtroppo è stato confermato dalle nuove metodiche analitiche sul meconio del neonato che indicano come a Roma il 33% delle donne abbia sicuramente assunto bevande alcoliche durante la gravidanza.
Il 47.2% dei soggetti ha infine affermato di conoscere persone che abusano di alcol e il 44.1% tende a connotare l’alcolismo in senso negativo.
Analisi semiotica degli spot sull’alcol
Su 3 spot relativi agli alcolici è stata effettuata un’analisi semiotica, partendo dalle manifestazioni e dalle caratteristiche tecniche (inquadrature, durata, musica, categorie cromatiche, ecc.) per determinare come il testo stesso produca i propri effetti di senso. Da tale analisi si evince che i tre spot, così come avviene ormai per la pubblicità in genere di alta qualità, non fanno leva direttamente sul prodotto e sulle sue qualità e proprietà, ma puntano invece su un forte coinvolgimento emotivo ed estetico dello spettatore, che può avvenire secondo diverse modalità (es. uso del ritmo tra contenuto e musica, uso dell’ironia e dell’attesa, forte valenza plastica delle immagini).
Analisi psico-sociale del contenuto degli spot sull’alcol
Secondo un’analisi su 47 spot di alcolici, la pubblicità tenta di orientare il consumatore verso determinati prodotti (51.1%) o di rafforzare un atteggiamento già positivo verso il prodotto (44.7%), piuttosto che convertire l’atteggiamento del consumatore da un prodotto all’altro (4.3%). Il 70.2% delle pubblicità analizzate utilizza messaggi dai toni fortemente emotivi e solo a volte presenta anche argomenti più razionali. Gli spot, più che focalizzarsi sulle caratteristiche o funzioni del prodotto, fanno leva sull’atmosfera e sui protagonisti. Una pubblicità sembra poi incoraggiare un uso eccessivo di alcolici in maniera esplicita, e 10 in maniera indiretta.”È un sacrosanto diritto del consumatore essere informato dei potenziali rischi connessi al consumo delle bevande alcoliche liberamente commercializzate”: così l’assessore Teodoro Buontempo (Assessorato Tutela dei Consumatori) ha aperto la conferenza stampa per presentare i dati del progetto dell’Osservatorio Alcol e Pubblicità, partito con la precedente giunta regionale e realizzato con lo stanziamento di fondi regionali attraverso la partecipazione di ricercatori, medici, psicologi ed esperti di comunicazione di massa e di analisi testuale.

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