About davidebonera

Pedagogista Educatore per la prevenzione e il trattamento delle dipendenze Consulente Senior del lavoro socio-educativo Operatore di Strada

La droga spot / pag. 16

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Sei così unica (you-unique) e ti senti così bene che puoi permetterti di addizionare il Sacro al corpo. Orpello di divinità e umana finzione! Scheda n. 16 e link. (Dio o Dior?)

LA DROGA SPOT - QUANDO LE SOSTANZE STUPEFACENTI SCORRONO NELLA PUBBLICITA’ (P 16)

 

La droga spot / pag. 14

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Scheda numero 14, due volte sette, ma ancora meno di settantavolte sette.  Domanda: dove potrà portarti codesto delirio? Risposta: non lo so!

LA DROGA SPOT - QUANDO LE SOSTANZE STUPEFACENTI SCORRONO NELLA PUBBLICITA’ (P 14)

La droga spot / pag 13

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Per chi si fosse di recente messo in contatto, ricordiamo che si sta pubblicando ‘a rate’ il primo pptx-pdf-book che parla di droga e pubblicità. La scheda numero 13 è l’apoteosi della tossicità stupefacente… annusare per credere!

LA DROGA SPOT - QUANDO LE SOSTANZE STUPEFACENTI SCORRONO NELLA PUBBLICITA’ (P 13)

La droga spot / pag. 12

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Di seguito la scheda numero 12 e il collegamento per scaricare le vostre trasmissioni preferite. (Lo so, lo so; questa scheda assomiglia alla n. 5, ma non è la stessa cosa)

LA DROGA SPOT - QUANDO LE SOSTANZE STUPEFACENTI SCORRONO NELLA PUBBLICITA’ (P 12)

La droga spot /pag. 11

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Con la scheda 11 si chiude la pubblicazione della prima sezione (Benessere a tutti i costi) del primo pptx-pdf-book sullo spaccio di droga illegale attraverso la pubblicità cartacea nel periodo maggio 2011. Con la prossima puntata, avrà inizio la pubblicazione di You-unique -Tu sei unico. Se attraverso la prima sezione l’illogica futurista ha assunto il compito di scovare le droghe che addormentano la passione per la vita; nella seconda, la medesima illogica si avventurerà nel tentativo di scovare le droghe che aumentano la frenesia per la morte. Si ricorda infine che, a causa dell’intensità simbolica, semiotica, semantica e sacramentale di questo libro, ogni scheda equivale a circa una decina di pagine di un libro di Popper scritto molto stretto… pertanto la sua lettura non può essere affidata ad una visitazione fugace, ma deve essere prolungata, assaporata, trasportata, circolare, trasversale, appuntata, solare, musicale, …, …  da qui la necessità di una pubblicazione a rate. Intanto, la scheda 11 e il link.

LA DROGA SPOT - QUANDO LE SOSTANZE STUPEFACENTI SCORRONO NELLA PUBBLICITA’ (P 11)

LA DROGA SPOT – QUANDO LE SOSTANZE STUPEFACENTI SCORRONO NELLA PUBBLICITA’ (P 10)

LA DROGA SPOT – QUANDO LE SOSTANZE STUPEFACENTI SCORRONO NELLA PUBBLICITA’ (P 1- 9)

La famiglia fattore protettivo contro il rischio di dipendenza. Spunti di ricerca

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L’ampia diffusione delle sostanze stupefacenti e il loro utilizzo da parte dei ragazzi, di sempre più giovane età, rendono la prevenzione delle dipendenze un argomento di grande interesse da parte della comunità scientifica e degli operatori del settore.Proprio nella prevenzione, la famiglia gioca un ruolo fondamentale, così come nella fase successiva del trattamento della dipendenza. In particolare, diventa sempre più evidente come gli stili di vita familiari possano influenzare l’atteggiamento dei figli nei confronti delle droghe. Per questo, gli stili di vita sono una delle variabili più largamente studiate.Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di psicologia clinica e psicobiologia, dell’università di Santiago de Compostela in Spagna, ha effettuato una revisione della letteratura scientifica dedicata al ruolo della famiglia come fattore di protezione nei confronti delle tossicodipendenze. Solo stati analizzati 44 studi, pubblicati negli ultimi 30 anni, dei quali, tuttavia, solo 4 avevano come oggetto principale di analisi gli stili di vita familiari.Dall’analisi della letteratura, è emerso che questi stili di vita vanno considerati in maniera multidimensionale e in associazione con altri fattori come la comunicazione, l’incoraggiamento dell’indipendenza, il controllo psicologico e comportamentale, nonché l’uso di droghe da parte dei genitori. Dallo studio deglli stili di vita, gli autori hanno inoltre evinto che uno stile di vita più “autoritario” risulta più protettivo contro l’uso di sostanze rispetto a uno stile più permissivo che, invece, può aumentare il rischio di dipendenza nei figli in età adulta.Per queste ragioni, i ricercatori concludono osservando che, nelle ricerche future, potrebbe essere importante utilizzare diversi esempi e differenti strutture familiari per approfondire se ci sono differenze tra uomini e donne negli stili di vita familiare e, di conseguenza negli effetti, sull’uso di sostanze.
E. Becona, U. Martınez, et al, Parental styles and drug use: A review, Drugs: Education, Prevention And Policy, February 2012; 19(1), pp.1-10
(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)

Una chiesa con tante finestre!

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Vado volentieri ad ascoltare Francesca, un’amica di mamma, non soltanto perché ha un simpatico senso dell’umorismo, ma perché lei non è come gli altri adulti che hanno sempre piccoli segreti e devono nascondere ciò che dicono. L’altro giorno Francesca parlava di suo figlio Vincenzo, che ha 15 anni come me e che non vuole più andare a Messa. Diceva che non era perché non ci credeva più! No. Ma perché la Messa gli faceva venire troppi rimorsi soprattutto al Padre Nostro. Diceva Vincenzo a Francesca: <<ti rendi conto, mamma, il Padre Nostro è veramente troppo. Io mi sento distrutto. Penso che la gente non capisca ciò che dice, altrimenti non oserebbe pregare “sia fatta la tua volontà”, o “perdona noi, come noi perdoniamo agli altri”. Mi fa venire le lacrime agli occhi, è troppo forte per me io non oso più dirlo>>. Penso che Vincenzo sia troppo sensibile, ma non intendo certo compatirlo o deriderlo. Perché il mio problema è molto simile al suo, anche se è un altro. Per me è piuttosto tutta la religione che è troppa. Per esempio, i discorsi dei preti. Ciò che loro dicono è bello ma ci sono quelli che danno anche fastidio. Ho l’impressione che mi dicono tutti ciò che devo fare e non posso più pensare con la mia testa. E mi sembra a volte che la religione ci tratti come bambini. Ma non è ancora questo il mio problema è che io non saprei mai essere un vero cristiano. La santità non è per me. Ho sempre l’impressione che la religione sia come una grande casa che mi vola addosso, o un treno che mi investe, oppure un vento fortissimo che mi travolge. Avete presente il crollo dei palazzi di Buster Keaton. Soltanto che lui passa attraverso le finestre. Si dice che durante le riprese tutti pregavano che non si sbagliasse  nei calcoli. Ma penso che lui avesse un bel coraggio a restare fermo e a non darsela a gambe. Francesca mi piace perché lei non si sente obbligata a difendere i preti. Francesca è convinta che anche il palazzo della religione ha grandi finestre. Mi dice: “Pensa, per esempio, a Gesù che perdona la donna adultera o che compie guarigioni; l’attività preferita di Gesù è quella di perdonare. Tu lascia cadere il palazzo addosso a te, stai fermo con coraggio e vedrai che passi attraverso le finestre”.

(liberamente tratto da ‘il diario di Andrea’)

La vita difficile di Buster Keaton (per chi ha un profilo facebook)

Le scarpette rosse di A.C. Andersen

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C’era una volta una povera orfana che non aveva scarpe.
La bimba conservava tutti gli stracci che riusciva a trovare finchè un bel giorno riuscì a confezionarsi un paio di scarpette rosse. Erano rozze, ma le piacevano. La facevano sentire ricca nonostante trascorresse, fino a sera inoltrata, le sue giornate a cercare cibo nei boschi.
Un giorno, mentre percorreva faticosamente una strada, vestita dei suoi stracci e con le scarpette rosse ai piedi, una carrozza dorata le si fermò accanto.
La vecchia signora che la occupava le disse che l’avrebbe portata a casa con sé e l’avrebbe trattata come una sua figlioletta.
Così andarono nella dimora della vecchia signora ricca, e là furono lavati e pettinati i capelli della bambina. Le furono dati biancheria fine, un bell’abito di lana e calze bianche e lucide scarpe nere.
Quando la bambina chiese dei suoi vecchi abiti, e in particolare delle scarpette rosse, la vecchia le rispose che, sudici e ridicoli com’erano, li aveva gettati nel fuoco.

La bimba era molto triste perché quelle umili scarpette rosse che aveva fatto con le proprie mani le avevano dato la più grande felicità. Ora era costretta a stare sempre ferma e tranquilla, a parlare senza saltellare e soltanto se interrogata.
Un fuoco segreto le si accese nel cuore e continuò a desiderare più di ogni altra cosa le sue vecchie scarpette rosse.
Poiché la bambina era abbastanza grande da ricevere la cresima, la vecchia signora la portò da un vecchio calzolaio zoppo, per acquistare una paio di scarpe speciali per l’occasione.
In vetrina facevano bella mostra di sé un paio di scarpe rosse confezionate con la pelle più morbida che si possa trovare.

La bimba, spinta dal suo cuore affamato, subito le scelse.
La vecchia signora ci vedeva così male che non si accorse del colore e glie le comprò. Il vecchio calzolaio strizzò l’occhio alla piccola e le incartò le scarpe.
Il giorno dopo, in chiesa, tutti rimasero sorpresi da quelle scarpe rosse che brillavano come mele lustrate, come cuori, come prugne ben lavate. Ma alla bimba piacevano sempre di più. 
In giornata la vecchia signora venne a sapere delle scarpette rosse della sua pupilla.
“Non mettere mai più quelle scarpe” le ordinò minacciosa.
Ma la domenica dopo la bambina non potè fare a meno di mettersi le scarpette rosse, e poi si avviò alla chiesa con la vecchia signora. Sulla porta della chiesa c’era un vecchio soldato con il braccio al collo. S’inchinò, chiese il permesso di spolverare le scarpe e toccò le suole cantando una canzoncina che le fece venire il solletico ai piedi.
“Ricordati di restare per il ballo” e le strizzò l’occhio.
Anche questa volta tutti guardarono con sospetto le scarpette rosse della bambina.
Ma a lei piacevano tanto quelle scarpe lucenti, rosse come lamponi, come melagrane, che non riusciva a pensare ad altro. Era tutta intenta a girare e rigirare i piedini, tanto che si dimenticò di cantare.
Quando uscirono dalla chiesa, il vecchio soldato esclamò:
“Che belle scarpette da ballo!”.
A quelle parole la bambina prese a piroettare e non riuscì più a fermarsi, tanto che parve avesse perduto completamente il controllo di sé. Danzò una gavotta e poi una csarda e poi un valzer, volteggiando attraverso i campi.

Il cocchiere della vecchia signora si lanciò all’inseguimento della bambina, la prese e la riportò nella carrozza, ma i piedini che indossavano le scarpette rosse continuavano a piroettare nell’aria. Quando riuscirono a togliergliele, finalmente i piedi della bambina si quietarono.
Di ritorno a casa, la vecchia signora lanciò le scarpette rosse su uno scaffale altissimo e ordinò alla bambina di non toccarle mai più. Ma lei non riusciva a fare a meno di guardarle e desiderarle. Per lei erano ancora la cosa più bella che si trovasse sulla faccia della terra.
Poco tempo dopo, mentre la signora era malata, la bambina strisciò nella stanza in cui si trovavano le scarpette rosse. Le guardò, là in alto sullo scaffale, le contemplò, e la contemplazione si trasformò in potente desiderio, tanto che la bambina prese le scarpe dallo scaffale e subito se le infilò, pensando che non sarebbe accaduto nulla di male.
Ma non appena le ebbe ai piedi subito si sentì sopraffatta dal desiderio di danzare. 
Danzò uscendo dalla stanza, e poi lungo le scale, prima una gavotta, poi un csarda e poi un valzer vertiginoso. La bambina era in estasi, e si accorse di essere nei guai solo quando volle girare a sinistra e le scarpe la costrinsero a girare a destra, e volle danzare in tondo e quelle la obbligarono a proseguire. E poi la portarono giù per la strada, attraverso i campi melmosi e nella foresta scura.

Appoggiato a un albero c’era il vecchio soldato dalla barba rossiccia, con il braccio al collo.
“Oh che belle scarpette da ballo!” esclamò.
Terrorizzata, la bambina cercò di sfilarsi le scarpe, ma più tirava e più quelle aderivano ai piedi.
E così danzò e danzò sulle più alte colline e attraverso le valli, sotto la pioggia e sotto la neve e sotto la luce abbagliante del sole. Danzò nelle notti più nere e all’alba, danzò fino al tramonto. Ma era terribile: per lei non esisteva riposo. Danzò in un cimitero e là uno spirito pronunciò queste parole: 
“Danzerai con le tue scarpette rosse fino a che non diventerai come un fantasma, uno spettro, finchè la pelle non penderà sulle ossa, finchè di te non resteranno che visceri danzanti. Danzerai di porta in porta per tutti i villaggi, e busserai tre volte a ogni porta, e quando la gente ti vedrà, temerà per la sua vita”. 
La bambina chiese pietà, ma prima che potesse insistere le scarpette rosse la trascinarono via.
Danzò sui rovi, attraverso le correnti, sulle siepi, e danzando danzando arrivò a casa, e c’erano persone in lutto. La vecchia signora era morta.
Ma lei continuava a danzare.

Entrò danzando nella foresta dove viveva il boia della città. E la mannaia appesa al muro prese a tremare sentendola avvicinare.
“Per favore” pregò il boia mentre danzava sulla sua porta, “Per favore mi tagli le scarpe per liberarmi da questo tremendo fato”.
E con la mannaia il boia tagliò le cinghie delle scarpette rosse. Ma queste le restavano ai piedi.
E lei lo pregò di tagliarle i piedi, perché così la sua vita non valeva nulla. Il boia allora le tagliò i piedi.
E le scarpette rosse con i piedi continuarono a danzare attraverso la foresta e sulla collina e oltre, fino a sparire alla vista.
E ora la bambina era una povera storpia, e doveva farsi strada nel mondo andando a servizio da estranei, e mai più desiderò delle scarpette rosse.

di Andersen

Interdizione e donazione, donazione ed interdizione

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Parlate dell’esempio che sempre dovunque il padre vi offre: moderazione di desideri, spirito di sacrificio, trepidazione affettuosa e dedizione assoluta al benessere dei propri cari. Nei momenti di gioia e di dolore, il vostro padre è più vicino che mai: la gioia così condivisa è intensificata e approfondita, il dolore è confortato dalla certezza di poter ricevere profonda comprensione e pronto e generoso aiuto.

L’interdizione senza donazione genera oppressione, soppressione, potere disciplinare, svilimento della vita, deriva regolista. La donazione senza interdizione genera dissipazione, tracollo di eccitazione, dispersione del godimento. Il padre coniuga interdizione e donazione e incarna sia il dono del desiderio, sia la legge per regolarlo.